Scheda Marzano Appio. E. Prata, in Civilta’ Aurunca 65/66

Posted by Work in Progress Luglio 17, 2011 Comments are off 1969 views

Breve profilo storico

Le più antiche attestazioni di insediamenti stabili nel territorio di Marzano Appio risalgono all’Età del Rame. Più consistenti sono i documenti archeologici di epoca romana, in particolare terrazzamenti di ville e resti di tombe rinvenuti in località ‘Le Mura’, che fanno pensare all’esistenza impianti agricoli di notevole estensione in stretta connessione con un centro abitato attivo a partire dal periodo tardo-Repubblicano. La vicina via Latina, il cui antico basolato lavico è ben conservato soprattutto presso ‘Sarcioni’, deve aver senz’altro agevolato la penetrazione dei Romani in questa parte della Campania interna ed il loro stanziarsi in una fitta rete di strutture rurali ed impianti produttivi fino al periodo Imperiale. Al contatto con la più estesa colonia latina di Teanum Sidicinum deve forse le componenti del suo toponimo (Marcius ed Appio).

A partire dall’alto Medioevo, Marzano risulta compresa nella Diocesi e nella Contea longobarda di Teano.

Dal 1180 al 1464, quando fu confiscato e devoluto al Demanio regio, il centro diventa feudo della famiglia Marzano.

Nel 1498 fu assegnato a don Giovanni Borgia, duca di Candia e, nel 1507, a Consalvo Femandez di Cordova, il generalissimo di Ferdinando il Cattolico, dal quale passò alla figlia Chiara e, infine, a suo figlio (1529).

Nel 1544 il territorio con tutti i suoi casali furono concessi a Tiberio De Gennaro, dal quale, dopo varie vicissitudini, passò ad Ansaldo Grimaldi, marchese di Modugno. Successivamente, la città fu messa all’asta “de ordine Sacri Concilil'” e se ne appropriò Antonio Monile, per poi andare in successione ai figli, che, nel 1629, la vendettero a don Andrea Laudati. A lui successe il figlio Agostino, che nel 1635 ebbe il titolo di duca dal re Filippo IV.

Agli inizi del XVIII secolo Laudati vendette la terra a don Pietro Lagni, da questi passò a don Andrea Masimiro D’Ambrosio, duca Delli Quadri e, infine, al conte Giulio del Balzo.

Durante il Risorgimento, numerosi proseliti del posto aderirono alla Giovane Italia: scoperti, i giovani furono per la gran parte esiliati in Romagna.

Nel periodo immediatamente successivo all’unificazione d’Italia (tra il 1861 e il 1862), azioni di rivolta e di brigantaggio ad opera di elementi non indigeni, provenienti dai territori soggetti allo Stato papale e quindi sorretti dalle stesse autorità pontificie e dai Comitati borbonici presenti a Roma, tormentano con estremo accanimento tutto Mandamento limitrofo. Tra le bande che occupano stabilmente la parte più settentrionale dell’area, si distinguono l’organizzazione di Angelo Maccarone, composta da oltre 30 individui e, a partire dal giugno del 1862, quella dei fratelli Francesco ed Evangelista Guerra, a cui si affiancano la maggior parte dei gruppi attivi nei pressi del Monte S. Croce.

Tra il primo ed il secondo conflitto mondiale, Marzano subisce distruzioni e disastrose violenze. Nel settembre 1943 si registra la deportazione in Germania di moltissimi dei suoi abitanti.

Un violento terremoto colpisce nel 1960 il patrimonio abitativo del Comune, modificandone l’aspetto originario. La lenta ricostruzione attuata degli anni successivi, con i fondi stanziati dallo Stato, ha consentito la parziale riorganizzazione delle aree danneggiate e favorito lentamente il processo di riqualificazione dei diversi quartieri che ne custodiscono la storia.

Il patrimonio storico-culturale

Il castello è senz’altro il monumenti più significativo ed emblematico di Marzano. Costruito per dominare il territorio circostante dalla vetta del colle vulcanico di Terracorpo, esso tuttavia non presenta i caratteri tipici delle fortificazioni medievali, ma le linee armoniose ed equilibrate di un maestoso palazzo. E’ a pianta rettangolare e nella conformazione attuale rivela i caratteri tipici dell’architettura cinquecentesca. Nella facciata principale, con belle cornici in tufo alle finestre, conserva torri dal coronamento merlato, di cui ancora oggi sono visibili le mensole per le archeggiature.

Il borgo sviluppatosi intorno al castello nei secoli successivi offre scorci di varie epoche: portali, chiese ed elementi architettonici in stile gotico-catalano si alternano come pagine di vita passata dal raro pregio.

Nel centro del paese sorge la Chiesa dell’ Annunziata, la cui facciata è caratterizzata da un grazioso rosone. L’interno è costituito da un solo ambiente con volta a botte, sorretta da pilastrini ed abside piatta. Semidistrutto nel corso dell’ultimo conflitto mondiale, l’edificio venne successivamente ricostruito e riaperto al culto nel 1956.

La Collegiata di Santa Maria Maggiore, edificata nel XII secolo e restaurata sotto la regina Giovanna I d’Angiò, è ricordata nella bolla di papa Sisto IV del 1474. Adiacente alla chiesa, ma a un livello più basso, si trova la Cappella della Trinità, d’impianto cinquecentesco.

In località Valle Cupa sorge la Cappella di Santa Maria del Carmine. In essa lavori di ripulitura effettuati nel 1967 hanno riportato alla luce affreschi del XV secolo, di cui uno raffigurante una Madonna con Bambino, nel quale è rintracciabile una chiara influenza culturale umbra.

Nella frazione Ameglio sorge la Chiesa di San Giacomo Apostolo, di particolare interesse per la sua facciata in calcare racchiusa tra due campanili. L’interno, a navata unica conclusa da un’abside, è ornato da pseudocappelle e paraste con capitelli ionici alle pareti.

L’ambiente

Marzano Appio fa parte della Comunità Montana Monte Santa Croce e del Parco Roccamonfina – Foce Garigliano. Il territorio di sviluppa sulle ultime propaggini del massiccio vulcanico di Roccamonfina, in posizione panoramica, tra folti castagneti, vigneti, cerri, carpini, pascoli e sorgenti, a poca distante dall’antica via Latina.

Di straordinario interesse è il piccolo lago delle Coree, posto ai confini con Vairano Patenora ed in corrispondenza del tratto di S. S. Casilina dal quale si giunge in pochi minuti al centro del paese. Si tratta di uno dei crateri esterni del vulcano di Roccamonfina, a forma tronco-conica capovolta ed incastonata tra rocce granitiche

Produzioni tipiche

Castagne, ciliegie, cereali, olio, mele, uva, botti e cesti in legno di castagno, panieri e sporte di vimini.

Feste religiose e popolari

S. Antonio (ultima domenica di agosto – Marzano)

S. Nicola (I domenica di Pasqua –fraz. Ameglio)

Madonna della Pietà (III domenica di maggio – fraz. Campagnola)

Madonna dei Fiori (IV domenica di maggio – Tuoro Funaro)

Madonna di Costantinopoli (I domenica di agosto – Marzano)

S. Elena (I domenica successiva al 15 di agosto – fraz. Tuoro Casale)

Maria della Consolazione (II domenica di Settembre – fraz. Ameglio)

Madonna dei Fiori (III domenica di settembre – fraz. Campagnola)

Madonna della Cintura (ultima domenica di settembre- fraz. Tuoro Funaro)

Sagra della castagna (ultimo fine settimana di settembre – Marzano)

Come arrivare

In auto: Uscita Caianello (A1) e poi seguire la SS. n. 6 Casilina seguendo l’indicazione Marzano Appio

In treno: Raggiungere la stazione ferroviaria di Vairano Scalo, quindi servirsi dei bus di linea.

In Pullman: esistono collegamenti giornalieri da Napoli, Caserta, Teano, Sessa Aurunca e Vairano Scalo.

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