Storia

 Breve profilo storico

Le prime testimonianze sull’esistenza di un insediamento stabile nel territorio di Roccamonfina, sono costituite dai resti di un acquedotto e da alcuni frammenti epigrafici in lingua osca rinvenuti in località Surienza. Uno questi, attualmente conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, reca l’iscrizione  …]MIFINEÍS[…che è chiaramente in relazione con il toponimo attuale del centro campano e fa pensare allo sviluppo di un complesso urbano di particolare importanza attivo sin dal periodo pre-romano.

Solo con la fondazione della colonia di diritto latino di  Suessa e la sconfitta degli Aurunci durante la battaglia del Veseris(313 a.C.) devono essersi stanziati nell’area gruppi di stirpe romana piuttosto consistenti.

Lo lasciano supporre, in particolare, i resti di strada selciata in alcuni punti ancora visibili in località S. Croce e quelli meglio conservati in località Cianiegliu, che ripercorrono con ogni probabilità tracciati viari di età imperiale, così come si verifica per gran parte dei percorsi ricostruibili nella vicina piana del Garigliano per il I ed il II secolo d.C..

E’ in questa fase, del resto, che si riscontra nelle colonie vicine, in special modo nell’ager suessanus e nella campagna falerna, una progressiva trasformazione dei sistemi di produzione agricola e la concentrazione di un’intensa attività edilizia.

La nota tradizione riportata dallo storico locale Gerolamo Perrotta in un documento degli inizi del 1700, secondo cui Roccamonfina sarebbe stata fondata dall’imperatore Decio rifugiatosi in queste terre per inseguire la sua amata Fina intorno al III secolo d.C., potrebbe trovare conferma, dunque, nello sviluppo di un possibile stanziamento strategico, attivo a partire da una fase pre-romana e successivamente potenziato dopo l’età augustea in connessione con il vicino e più esteso municipium di Suessa Aurunca.

Soltanto indagini archeologiche sistematiche intorno al territorio su cui insiste il moderno abitato, naturalmente, permetterebbero l’individuazione dell’impianto cittadino più antico e la  ricostruzione del suo complesso sviluppo nel tempo.

I dati storici, del resto, mancano anche per i secoli successivi alla dominazione di Roma, almeno fino all’800.

E’ipotizzabile, comunque, che la città sia stata interessata dal passaggio dei Goti, dei Bizantini e dei Longobardi, fino a diventare nell’XI secolo “Regio Dominio” della Corona Normanna.

Da questo momento in poi, le informazioni che possediamo sulle dinamiche storico-sociali del territorio sono più definite.

Dopo l’unificazione delle tre signorie dei De Caiano, Galluccio e Marzano, Roccamonfina risulta possedimento della famiglia Galluccio.

Durante l’egemonia angioina (1266-1442) la città acquista il privilegio di un mercato settimanale e di una fiera annuale, per intervento soprattutto di Goffredo Marzano, ‘signore di Roccamonfina, Grande Ammiraglio e fedele Consigliere della Corona’, al quale sembra sia legata la costruzione di un castello con recinto fortificato, fornito di otto torri di avvistamento e difesa, in parte attualmente conservate.

Dopo l’assassinio di Marino Marzano, coinvolto nella congiura dei Baroni contro il re Ferrante I d’Aragona (1464), il centro diventa dominio della corona di Napoli.

Con l’arrivo in Italia di Carlo VIII, re di Francia, è donato, poi, al Gran Capitano Consalvo de Cordoba dal re Ferdinando il Cattolico (1507) e, successivamente, a Luigi Carafa principe di Statigliano (1550). Uno degli eredi di questi prende in moglie Elena Aldobrandi, nipote di Clemente VIII, che assume il titolo di ‘signora’ di Roccamonfina nel 1615 e vi soggiorna per un lungo periodo, durante il quale farà abbellire il castello fortificato che è ancora oggi visibile in piazza ‘Nicola Amore’.

Nel 1734, con Carlo III di Borbone, la città assume il titolo di ‘Terra Regia’ che conserverà fino al 1806 e solo con  l’abolizione del sistema feudale per volere di Giuseppe Bonaparte.

Durante il periodo immediatamente successivo all’unificazione d’Italia (tra il 1861 e il 1862), azioni di rivolta e di brigantaggio ad opera di elementi non indigeni, provenienti dai territori soggetti allo Stato papale e quindi sorretti dalle stesse autorità pontificie e dai Comitati borbonici presenti a Roma, tormentano con estremo accanimento il Mandamento di Roccamonfina. Tra le bande che occupano stabilmente tutta la parte più settentrionale e montuosa della Provincia di Terra di Lavoro, si distinguono l’organizzazione di Angelo Maccarone, composta da oltre 30 individui e, a partire dal giugno del 1862, quella dei fratelli Francesco ed Evangelista Guerra, a cui si affiancano la maggior parte dei gruppi attivi tra il Monte Massico ed il Monte S. Croce.

Tra il primo ed il secondo conflitto mondiale, Roccamonfina subisce, insieme ad altri centri campani, distruzioni e disastrose violenze. Nel settembre 1943 si registra la deportazione in Germania di moltissimi dei suoi abitanti.

Nel 1960 un violento terremoto colpisce il patrimonio abitativo del Comune, modificandone l’aspetto originario. La lenta ricostruzione attuata degli anni successivi, con i fondi stanziati dallo Stato, ha consentito solo parzialmente la ricomposizione delle aree danneggiate e favorito in misura fino troppo ridotta  il processo di riqualificazione dei diversi borghi che ne custodiscono la storia.

Ricerca storica a cura della Work in Progress

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